SEGNI, SARAGAT E LEONE

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Continuiamo il nostro percorso dei Presidenti della Repubblica

E arriviamo ad Antonio Segni, eletto nel 1962.
Dopo soli due anni dalla sua elezione venne colpito da una malattia: i Presidenti delle due camere (Deputati e Senato), insieme al Presidente del consiglio, a formarono l’atto dove si sottolineava l’impedimento temporaneo del Presidente….. In realtà si trattava di un impedimento permanente che portò alle dimissioni volontarie di Segni nel 1964.

Il suo successore fu Giuseppe Saragat, che viene ricordato per la sua frase: “Gli italiani guadagnano netto, ma vivono lordo!“.
Il giorno della sua elezione lo trascorre in casa fin dal mattino, con la figlia, unica donna della sua vita dopo la morte della moglie.
Quando viene proclamato ufficialmente Presidente della Repubblica italiana, si mette a scrivere subito il discorso di insediamento, un discorso dignitoso, che però tesse anche le lodi del centro-sinistra.

Dopo il termine del suo mandato, sale al Quirinale Giovanni Leone, avvocato penalista e deputato dell’Assemblea Costituente.
La sua elezione è stata la più lunga della storia: infatti per eleggerlo furono necessari 23 scrutini e ben quindici giorni.
Il suo mandato coincide con gli anni più duri del terrorismo e della contestazione: infatti, durante la sua carica ci furono la strage di Brescia e quella del treno Italicus.
Durante i mesi delle sue dimissioni venne rapito e assassinato Aldo Moro; era inoltre un Presidente favorevole alla trattativa con le Brigate Rosse e rappresenta per molti il simbolo del presidente di destra.
Le sue dimissioni arrivarono il 15 giugno del 1978, in una Roma piovosa: dopo i saluti dovuti al protocollo, lascia il Palazzo del Quirinale, rifiutando qualsiasi cerimonia.
Si dimette dopo una serie di insinuazioni da parte della stampa e del Partito Radicale, accuse che poi negli anni successivi si rivelarono infondate; viene ricordato inoltre come un personaggio spontaneo e sopra le righe, fotografato mentre faceva il gesto delle corna ad un contestatore che gli aveva urlato “Leone a morte!”.

Daniela Angelucci

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