PAS: ALIENAZIONE GENITORIALE

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La PAS, sindrome da alienazione genitoriale non trova riscontri nei manuali diagnostici, ma vuole diventare Legge nel nostro Paese.

La definizione di PAS (Parental Alienation Syndrome) nasce nel 1985 ad opera dell’autore Richard A. Gardener e viene descritta come un disturbo che insorge nei figli principalmente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli; la manifestazione principale è la campagna denigratoria rivolta contro un genitore[1].

Elementi distintivi ed essenziali della sindrome sono l’indottrinamento da parte di un genitore in pregiudizio dell’altro, che porterebbe come conseguenza l’allineamento del bambino con il genitore “alienante“.

Risulta anche abbastanza superfluo parlare di genitore, perché il teorico della Pas sosteneva che l’alienazione fosse attuata soprattutto dalle madri che attraverso la denuncia di abusi e violenze sui minori distruggevano di fatto la figura paterna.

Questa teoria in realtà non è mai stata sostenuta da riscontri scientifici attendibili, tant’è che non è mai stata inserita nel DSM (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) né nell’ICD ( Classificazione Internazionale dei disturbi) e, dopo la sentenza della Cassazione del 20 marzo del 2013, è stata messa fuori dalle aule giudiziarie perché riconosciuta priva di fondamento scientifico.

Non senza prima raccogliere espressamente o in modo implicito dei riconoscimenti in alcune sentenze che a partire dal 1999 si sono susseguite[2].

Per alcune parti in causa perdenti[3], non restava che ricorrere al giudizio della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha condannato le Corti italiane per le sue sentenze; secondo Strasburgo infatti: “La valutazione dell’inadeguatezza di un genitore si deve attestare su elementi attuali e concreti” e con questo principio, ha condannato l’Italia per violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare[4].

§

Ma chi era Richard Alan Gardener?

Nacque a New York nel 1931, dopo la laurea in medicina si specializzò in psichiatria prestando il servizio militare come ufficiale medico delle truppe americane nella Germania dell’ovest. Divenne Professore volontario non retribuito nella Columbia University nella divisione di psichiatria infantile mantenendo questa nomina fino alla sua morte.

Fondò lui stesso la casa editrice Creative Therapeutics che pubblicò la quasi totalità delle sue opere; i suoi articoli sono sempre monografie e non sono mai stati pubblicati su riviste scientifiche accreditate che trattano specificatamente il tema dell’abuso, come ad esempio: Child Abuse & Neglect; osservando i suoi riferimenti bibliografici egli cita quasi esclusivamente sé stesso e non fa mai riferimento alcuno a statistiche ufficiali e a lavori di ricerca di altri autori, che potrebbero smentire le sue affermazioni.

Una Figura oltremodo controversa quella di Gardner apologeta della pedofilia che nel suo libro intitolato “True and false accusations of child sex abuse” – Cresskill NJ. Creative Therapeutics,1992 a proposito dei padri pedofili scrive: Egli (riferendosi ai pedofili) deve essere aiutato a capire che, ancora oggi [la pedofilia n.d.s.], è una pratica diffusa e accettata letteralmente da miliardi di persone. Egli deve arrivare a capire che in particolare nella nostra civiltà occidentale si osserva un atteggiamento molto punitivo e moralista verso quel tipo di inclinazioni. Siamo cresciuti in una società in cui la pedofilia è fortemente scoraggiata e addirittura condannata. Poi aggiunge: …Egli [il padre abusante n.d.s.] è stato nuovamente sfortunato relativamente al tempo e al luogo nel quale è nato per quello che riguarda l’atteggiamento sociale della pedofilia …

Affermazioni che dovrebbero far sorgere dei dubbi sull’equilibro dell’autore quando parla di accettazione da parte di miliardi di persone e quando connota negativamente il moralismo occidentale da lui considerato sessuofobico.

Secondo Garderner la sofferenza delle piccole vittime sarebbe causata dalla reazione esagerata della società, anziché dall’abuso subito[5].

Altra posizione evidente dello psichiatra Gardener era la sua profonda misoginia, poco prima del suo suicidio avvenuto nel maggio 2003 dichiarò che le donne che denunciavano gli abusi e le violenze dei loro partner dovevano essere rinchiuse in prigione.

§

Non stiamo parlando dei casi in cui in modo pretestuoso e incurante della salute dei minori alcune madri potrebbero ricorrere ad accuse così infamanti pur di ottenere una vittoria in tribunale, è ovvio che casi del genere sono da condannare senza esitazione.

Parliamo della gestione di casi di separazione conflittuali dove un genitore denuncia delle violenze nei confronti dei figli ad opera dell’altro, la cui soluzione con il Ddl Pillon potrebbe essere riservata ad una Legge.

Ma stabilire a norma di Legge le sorti di un minore che invece avrebbe bisogno di valutazioni specialistiche caso per caso, non può costituire la soluzione, anzi, verrebbe meno il concetto di benessere supremo del minore e la centralità del fanciullo così come ben delineato dalla convenzione ONU sui diritti dell’infanzia[6] che all’art. 3 recita: in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.

Nel disegno di Legge attualmente al vaglio del Senato è del tutto assente il diritto del bambino ad essere ascoltato e creduto nel caso manifesti un disagio verso uno dei genitori.

Le previsioni di questa proposta di Legge così come sono formulate rischiano di gettare alle ortiche anni di studi sulla psicologia dell’infanzia e sostenere un’alienazione parentale che viene applicata con una logica punitiva e non comprensiva.

I casi di figlicidio ad opera dei genitori “alienati” dalle madri considerate malevole poiché avevano messo in cattiva luce con le loro denunce di maltrattamenti e stalking la figura paterna, purtroppo sono riportati dalla cronaca, come quella del piccolo Federico Barakat di otto anni, che nel 2009 venne ucciso durante un incontro protetto nella sede dalla Asl di San Donato Milanese, o quella dei piccoli Davide e Andrea Iacovoni uccisi dal padre nel 2013 per vendetta nei confronti della madre.

La madre per ben 10 volte si era rivolta ai carabinieri per denunciare le minacce di ucciderli dell’uomo, purtroppo cadute nel vuoto fino al terribile epilogo. Non scattarono misure di protezione nei confronti di questi minori e le visite di questi padri non furono interrotte per rispettare ad ogni costo la bi-genitorialità e il sospetto di una PAS.

Ma cosa propone il disegno di legge attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato in attesa di essere discusso?

Tra i diversi articoli al vaglio della Commissione, quelli che destano maggiore preoccupazione circa la garanzia ad ogni costo della bi-genitorialità sono questi:

#L’articolo 17 modifica l’articolo 342-bis del codice civile (Ordini di protezione contro gli abusi familiari), aggiungendo un comma per prevedere da parte del giudice, su istanza di parte, l’adozione con decreto di provvedimenti nell’esclusivo interesse del minore, anche quando – pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori – il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo ad uno di essi.

#L’articolo 18 introduce il nuovo articolo 342-quater nel codice civile, con il quale si attribuisce al giudice il potere di ordinare al genitore che abbia tenuto la condotta pregiudizievole per il minore la cessazione della stessa condotta; si prevede inoltre che il giudice possa disporre con provvedimento d’urgenza la limitazione o sospensione della responsabilità genitoriale. Il giudice può, in ogni caso, disporre l’inversione della residenza abituale del figlio minore presso l’altro genitore ovvero il collocamento provvisorio del minore presso apposita struttura specializzata, previa redazione da parte dei servizi sociali o degli operatori della struttura di uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità del minore, nonché dell’indicazione del responsabile dell’attuazione di tale programma.

Ho sopra evidenziato i passaggi della proposta che generano in me delle perplessità.

Il Legislatore seppur mosso al fine di garantire il minore, ponendolo al riparo da ritorsioni da parte di un genitore alienante e volendo sostenere il recupero di un rapporto con l’altro, dimentica di assicurargli un immediato benessere, talvolta prevedendo di “strapparlo” dalla sua casa, e/o togliendo la responsabilità genitoriale senza prima aver valutato con certezza la pericolosità dell’altro contendente garantendo al minore una reale incolumità fisica e psicologica.

Sostenere l’importanza della bi-genitorialità è l’obiettivo di questa Legge ed è senz’altro condivisibile, ma la collocazione del minore dovrebbe avvenire dopo un’attenta valutazione del Giudice e solo dopo aver raccolto un parere esperto di psicologi dell’età evolutiva e della famiglia sullo specifico caso.

Il Ddl invece così com’è attualmente formulato, rischia di escludere ogni intervento psicologico a tutela del minore.

Maria Gaia Pensieri
Sociologa e Criminologa investigativa

 

1 R. A. Gardener, The Boys abd –Girls Book About Divorce, New York, Bantam 1985.
2 Tribunale Alessandria (sentenza del 24.06.1999 n.318/1999
3 Santilli, Piazzi, Lombardo, Manuello-Nevi.
4 Affaire Cincimino c. Italie (Requete n° 68884/13) Arret Strasbourg 28 avril 2016.
5 Sex abuse is not necessarily traumatic; the determinant as to whether sexual molestation will be traumatic to the child, is the social attitude toward these encounters.Gardner, R.A. (1992). True and False Accusations of Child Sex Abuse . Cresskill, NJ: Creative Therapeutics. (pp. 670-71)
6 Convention on the Rigths of the Child, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.

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