LA MODA DEI PALLONI IN VOLO

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La moda dei palloni e delle lanterne che volano in cielo, rappresentano un serio pericolo per l’uomo e l’ambiente.

È ormai una tendenza d’effetto quella di lanciare palloncini gonfiati con il gas elio, per celebrare un matrimonio, un battesimo o anche un funerale.

Decisamente suggestivo vedere decine o centinaia di palloni librare tutti insieme in cielo; se poi a questi messaggeri affidiamo un bigliettino, abbiamo l’impressione che i nostri pensieri o desideri possano arrivare fino all’Altissimo ed essere esauditi.

Le lanterne in carta di riso e bambù che accese si riempiono di aria calda e si alzano in volo, fanno parte fin dai tempi antichi della tradizione cinese, la loro origine risale a duemila anni fa e sembrerebbero essere state ideate per inviare messaggi senza correre rischi o segnalare l’avvistamento del nemico durante le guerre.

Con il passare del tempo il loro utilizzo si è esteso a tutto l’oriente, durante riti e cerimonie vengono accese in segno di buon auspicio e oggi questa tradizione si sta via via diffondendo anche in occidente.

È facile comprendere quale atmosfera magica e romantica queste fiaccole luminose e volanti sono in grado di creare, ma dovremmo soffermarci anche sulla loro potenziale pericolosità.

Nella confezione in genere c’è scritto di utilizzarle con attenzione, si tratta pur sempre di fuoco e carta, soprattutto pensando ai luoghi in cui si decide di accenderle bisogna considerare l’area circostante.

Infatti tra le raccomandazioni c’è quella di accenderle in uno spazio libero ad almeno 100 metri di distanza da edifici, boschi e aeroporti.

In Italia non esiste una normativa specifica che le vieti, ma solo in alcuni comuni delle ordinanze che ne limitano o ne impediscono il loro l’utilizzo.

A dire il vero, l’art. 57 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) troverebbe applicazione: “Senza licenza della autorità locale di pubblica sicurezza non possono spararsi armi da fuoco né lanciarsi razzi, accendersi fuochi di artificio, innalzarsi aerostati con fiamme, o in genere farsi esplosioni o accensioni pericolose in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una via pubblica o in direzione di essa”.

Da considerare anche gli spazi aerei in cui questi oggetti possono spingersi autonomamente in volo in balia dei venti, tanto che l’ENAC, l’ente nazionale dell’aviazione italiana, ha emesso uno specifico divieto per fuochi d’artificio e palloni liberi o dirigibili non vincolati senza equipaggio, a causa della loro pericolosità; mentre ha previsto di autorizzarne l’impiego in occasioni ed eventi speciali a seguito di formali richieste con una specifica circolare: l’ATM05A, restringendo temporaneamente le aree di navigazione.

Quindi in via teorica potremmo essere denunciati e multati se colti in flagranza e condannati se dovessimo provocare dei danni a cose o persone con le nostre lanterne e i nostri palloni.

A settembre dello scorso anno al Museo Nazionale di Rio de Janeiro in Brasile scoppiò un incendio che a detta dei testimoni partì dal tetto e si fece sempre più insistente l’ipotesi che Il celebre Palazzo di San Cristoforo con un patrimonio inestimabile sia andato in cenere a causa di una lanterna.

Sempre a Rio de Janeiro nel 2016 un pallone aerostatico cadde durante i giochi para-olimpici causando un principio di incendio, incendio per fortuna domato, ma l’acqua utilizzata per spegnerlo danneggiò l’impianto per fortuna senza ulteriori conseguenze per le persone.

Un’usanza talmente diffusa quella dei palloni volanti in Brasile, che ha spinto le autorità locali a segnalare negli aeroporti gli incidenti che hanno messo in seria discussione la sicurezza attraverso campagne di sensibilizzazione volte a disincentivare un loro uso indiscriminato.

Mentre per quanto riguarda i palloncini in lattice gonfiati con l’elio, questi dopo aver volato fino a migliaia di chilometri tornano sulla terra o in acqua diventando rifiuti dannosi.

Ma soprattutto diventano cibo per gli animali marini o selvatici che li credono una preda e li ingoiano, trasformandosi nel loro apparato digerente in tappi di gomma in grado di ucciderli, oppure rimangono intrappolati nei nastri dei palloncini senza possibilità di salvarsi.

Pensiamo alle conseguenze dei nostri gesti prima di divertirci.

Maria Gaia Pensieri
Sociologa – Criminologa Investigativa.

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