IL SILENZIO PAPALE

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Nel corso di questa rubrica, oltre a parlare di diversi aspetti riguardante la Shoah, ci siamo soffermati anche sui “silenzi“, ed oggi andiamo a trattare uno tra i più particolari, ossia il silenzio papale.

In quegli anni il papa era Eugenio Pacelli, Papa Pio XII, ed i rapporti tra la Chiesa ed il nazismo erano molto controversi, forse durano ancora, anche perché le interpretazioni successive sono nettamente contrapposte.

Si dice che in Vaticano fossero giunte delle notizie riguardo agli eccidi commessi dai nazisti e l’arrivo di tali notizie è provato da numerosi documenti; arrivavano in un gran numero e con notevole frequenza, anche perché i canali che mantenevano in contatto i responsabili della Santa Sede, sia con le potenze alleate che con la Germania, erano diversi.

Le autorità ecclesiastiche non rimasero indifferenti a tutto quello che stava accadendo e le iniziative furono diverse: iniziative di intervento in alcune situazioni specifiche di questo o quel paese occupato.

In un quadro generale il Papa scelse di tacere e di non andare a denunciare apertamente i crimini che si stavano commettendo.

L’unico accenno che si registra da parte sua fu quello del dicembre del 1942, quando dopo una lunga omelia natalizia, fa una dichiarazione che avrebbe voluto essere una denuncia alle atrocità del nazismo: “Questo voto di pace l’umanità lo deve a quelle centinaia di migliaia di persone le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragioni di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o a un progressivo deperimento” (radiomessaggio del Papa del 24 dicembre 1942).

Il Papa davanti a sé aveva due strade: una scelta è che poteva parlare mentre l’altra era il tacere.

Il Papa ha scelto il silenzio: per alcuni considerata la scelta migliore, per altri la peggiore e per altri ancora invece fu una scelta colpevole.

Quello che possiamo dire in questa situazione è che di fronte ad Auschwitz la scelta cade sul silenzio, come se lo stesso Auschwitz chiedesse il silenzio che cerca e produce, con una resa da parte del papa ad esso.

Daniela Angelucci

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