IL SILENZIO CHE RIMANE DENTRO

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Da diverse settimane stiamo cercando di approfondire, attraverso gli articoli di questa rubrica, quello che è accaduto durante gli anni della vergogna, ossia quelli che sono stati palcoscenico dello sterminio degli Ebrei.

Abbiamo approfondito, o almeno cercato di farlo, diversi punti di vista: dalla struttura del campo di Auschwitz e Birkenau, a come gli Ebrei venivano deportati presso questi campi, a come vivevano, se sopravvivevano, ed ancora da come è nata questa follia.

Lo studio che ho effettuato, o comunque la documentazione che ho cercato di prepararmi, mi ha aiutato per affrontare il viaggio della memoria fatto qualche giorno fa: un viaggio da fare, che consiglio, e sicuramente da rifare a livello personale.

Le sensazioni che si provano sono di assoluto silenzio interiore, di confusione, di sbigottimento e sbalordimento verso tutto quello che è stato fatto in un luogo, dove secondo me, adesso, incombe il silenzio della vergogna.

Ho percorso la strada della morte, ho visto dove avveniva la “selezione”, ho guardato le migliaia di scarpe tenute nel museo di Auschwitz.

Ho avuto la fortuna di ascoltare la voce di alcuni testimoni: Ambra e Tatiana Bucci e Sami Modiano.

Le sorelle Bucci sono le “bambine” sopravvissute ad Auschwitz: non destinate alla morte in quanto, probabilmente, essendo molto simili, furono scambiate per gemelle ed erano quindi destinate agli esperimenti fatti da Josef Mengele.

Circa 3000 bambini furono selezionati a vivere e morire nel blocco 10 del campo e ne sopravvissero 200.

Samuele, detto Sami, Modiano raggiunse Birkenau, a soli 13 anni, e lì perse tutti gli affetti; è tornato per la prima volta in quei luoghi nel 2005.

Essere lì con loro è una esperienza unica e ancora più toccante: per fare questo viaggio occorre prepararsi molto prima, altrimenti non si riesce a capire tutto quello che si ha davanti.

Quando mi sono avvicinata alle sorelle Bucci e a Modiano, ho chiesto loro di autografare i libri che avevo, i loro libri.

Mi hanno chiesto il mio nome, mi hanno sorriso, preso la penna e….. hanno prima scritto il “loro numero” che hanno tatuato sul braccio e poi il loro nome…..

Ho osservato tutto, in un silenzio assordante e con gli occhi pieni di lacrime… Ho fotografato, ma in un luogo di morte, ho scelto di non fotografare la vita.

Il silenzio….

Daniela Angelucci

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