IL DEBITO

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Che bello il “bel paese” … si diceva dell’Italia… Almeno così ricordo!!! Oggi i lamenti hanno sostituito il sorriso…

La crisi incombe ed è molto più profonda di quella che si vuol far credere.

Infatti noi italiani abbiamo anche una nostra zavorra personale; la palla al piede che tiene sotto “scacco” l’intera nazione è il “conosciutissimo” debito pubblico; è inutile negarlo ed è ingiusto non affrontare il tema, seriamente.

Ma che cos’è il debito pubblico?

Sono i soldi che il nostro stato deve ai soggetti terzi che glieli hanno prestati o che semplicemente li avanzano in seguito per esempio ad una vendita.

Certo sono soldi gestiti dalle istituzioni, ma alla fine li dobbiamo tirare fuori noi cittadini in un modo o nell’altro.

E come li tiriamo fuori?

Con il nostro lavoro: più lavoriamo -> più produciamo -> più tasse paghiamo -> più possiamo sanare i debiti dello stato.

Infatti non è tanto importante il debito pubblico in se, quanto il suo rapporto con il PIL che indica quanto produciamo e di conseguenza quante tasse possono entrare nelle casse dello stato.

Negli anni 80/90, il debito crebbe a dismisura fino a toccare il 100% del PIL, era l’epoca di Craxi, Andreotti ecc…. Ma non contenti i nostri politici, con il trascorrere degli anni, lo hanno “trasportato” fino al 132%. Una percentuale davvero troppo alta.

Oggi il PIL ammonta a 1700 miliardi di euro e il debito pubblico a 2300 miliardi.

In questo modo, allo stato servono sempre più soldi di quelli che gli entrano.

Così per pagare i creditori chiede prestiti ad altri creditori e la situazione non si risolve mai, anzi peggiora.

Il rischio estremo sarebbe la dichiarazione di bancarotta da parte dello stato; una situazione di caos economico che è meglio evitare.

Purtroppo anche i possibili rimedi all’andamento attuale sono deleteri: se lo stato alza le tasse per avere più entrate diventiamo tutti più poveri, se taglia i servizi per diminuire le sue uscite, la qualità della nostra vita si abbassa.

Ci rimane allora da sperare in un incremento della nostra economia con conseguente crescita del PIL, ma allo stesso tempo auspichiamo per il futuro una più oculata gestione delle uscite dello stato.

Confidiamo allora nella nuova classe politica… sempre che si decida a farci vedere qualcosa.

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