I MASSACRI DELLE FOIBE

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Quando si parla di foibe ci riferiamo a delle grotte carsiche perpendicolari, dove l’accesso era una stretta imboccatura che si apriva a picco sulla cavità sottostante.

Le foibe vengono ricordate come le protagoniste di due ondate di violenza.

#La prima si colloca nel 1943, quando l’Istria interna, dopo la caduta del fascismo, viene occupata dal movimento partigiano comunista della Jugoslavia: 500-600 militari italiani vengono giustiziati e “infoibati”, ossia gettati nelle foibe.

#Nel 1945 si ricorda inoltre una strage molto più consistente: l’ondata di violenza parte da maggio – giugno ed arriva addirittura al 1946, le città vittime di questa violenza sono Trieste, Gorizia e Fiume, occupate dalla truppe jugoslave che fanno parte del movimento comunista guidato da Tito.
Gli attori sono i reparti delle truppe comuniste jugoslave, l’Organ Zastite Naroda Armije e la Guardia del Popolo, che compiono violentissime azioni di repressione verso tutti coloro che erano considerati nemici del nuovo potere comunista che si stava formando.
Le esecuzioni effettuate sono sommarie ed i cadaveri vengono gettati nelle foibe e, a volte, le imboccature vengono chiuse attraverso un’esplosione.
Diverse persone vengono condotte nei campi di concentramento che erano stati allestiti dalle autorità jugoslave, dove la morte arriva per maltrattamenti o denutrizione.
Purtroppo non si hanno dei numeri certi circa i morti, ma le cifre oscillano tra 5000 e 17.000 persone; alla base di una repressione così violenta sembra che ci sia il desiderio delle forze jugoslave di vendicarsi dell’occupazione nazi-fascista della Jugoslavia e del tentativo di italianizzazione dell’Istria, iniziato dal governo fascista negli anni precedenti.

Il 10 febbraio di ogni anno viene celebrato il Giorno del ricordo, il solennità civile nazionale italiana che è stata istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004.
La data ricorda l’evento del 1947, quando furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l’Istria, il Quarnaro e la maggior parte della Venezia Giulia, in precedenza appartenenti al territorio italiano.

Fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 k. Fummo sospinti verso l’orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera.(tratto da Foibe di Roberto Spazzali e Raoul Pupo) .

Daniela Angelucci

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