I DAZI

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E se avesse ragione Trump?

Mettere i dazi sui prodotti importati dall’estero, ne fa aumentare il prezzo sul mercato interno.

In questo modo in America si incentiva la vendita dei prodotti delle aziende americane, che possono quindi produrre di più e dare più posti di lavoro (e più benessere alla popolazione).

L’Italia (e l’Europa) avrebbe proprio bisogno di tale politica.

Infatti ormai ci ritroviamo invasi da prodotti stranieri dai prezzi talmente bassi che le nostre aziende non possono competerci.

Quante volte si sente dire ad un nostro imprenditore che, per lui sono più le spese che i ricavi.

La conseguenza è che molte nostre aziende se ne vanno a produrre là dove costa meno ed altre addirittura falliscono.

Persino prodotti che dovrebbero rappresentare il tanto osannato “Made in Italy”, devono ammettere la sconfitta e scomparire dal mercato.

Uno dei tanti esempi è la produzione del pomodoro di Pachino che non riesce a reggere la concorrenza con le produzioni africane.

Infatti queste ultime portano sul mercato prodotti con prezzi stracciati, e questo grazie allo sfruttamento a basso costo della manodopera e forse anche alla scarsa qualità della lavorazione (e dei prodotti).

Insomma ormai è innegabile che la globalizzazione è la causa della deindustrializzazione e della scomparsa quasi totale della classe media.

La nostra società si sta sempre più impoverendo e se non ce ne rendiamo conto al più presto arriveremo alla catastrofe.

Quindi OK ai dazi, ma in che modo?

Se deve diventare una guerra tra nazioni: io metto i dazi a te e tu li metti a me, ci rimettiamo tutti.

Invece bisogna mantenere i mercati aperti e competitivi, bisogna far sì che i dazi vadano a bilanciare in qualche modo le differenze del costo del lavoro tra i vari paesi, scoraggiando chi specula sulla globalizzazione.

Che il progetto, sia arduo e delicato si vede da quanto malessere stia provocando l’imposizione dei dazi doganali di Trump su alcuni prodotti provenienti dalla Cina per un valore di circa 50 miliardi di dollari.

Ma regolamentare il commercio, è un dovere di ciascun governo “coraggioso” che ammetta gli errori della globalizzazione sfrenata e provi a difendere la categoria dei consumatori e a rilanciare la produttività interna, attraverso il benessere delle imprese.

Il Presidente degli Stati Uniti d’America svolgendo un ruolo chiave nell’economia mondiale, godendo della popolarità di milioni di cittadini americani potrà sicuramente avviare una nuova rivoluzione liberale che permetterà di coinvolgere, se ben supportate, moltissime altre nazioni, generando nuove economie.

Secondo me, non si tratta di guerra commerciale ma di salvataggio delle economie nazionali…

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