BINARIO 21

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La storia di Liliana Segre che abbiamo accennato la scorsa settimana ci ha portato a parlare della Shoah, ed in occasione di ieri giornata della memoria, soffermiamoci ancora sulla trattazione.

Liliana Segre, così come altre 604 persone, è partita dal binario 21 della stazione centrale di Milano.

Dal binario 21 furono costrette a salire sui treni centinaia di persone, dirette verso i campi italiani di Fossoli e Bolzano, o verso quelli di Auschwitz-Birkenau, Bergen Belsen, Mauthausen e altri.

Il 30 gennaio del 1944, furono trasferite alla stazione, dal carcere di San Vittore, 605 persone da mandare ad Auschwitz, tra cui appunto Liliana Segre, di soli tredici anni, ed il padre Alberto. Solo in 22 fecero ritorno.

Il giorno stesso in cui raggiunsero il lager di Auschwitz-Birkenau ne vennero uccise 477 nelle camere a gas; i rimanenti 128 vennero immessi nel campo di concentramento. Di questi sopravvissero 14 uomini e 8 donne.

Per via della segretezza e della portata delle operazioni, non si è ricostruito il numero preciso dei deportati che partirono dal Binario 21: il viaggio che abbiamo detto prima è uno dei più impressionanti e disumani.

Dopo diversi anni di impegno e di lavori, soltanto nel gennaio del 2013, in occasione della giornata della memoria, è stato terminato il Memoriale della Shoah di Milano, negli spazi sotto la stazione centrale.

Il Memoriale occupa uno spazio di settemila metri quadrati che erano destinati in origini allo smistamento dei carichi postali: tra il 1943 ed il 1945 quegli spazi furono destinati anche alla deportazione di prigionieri.

Oltre ad essere un luogo fisico e di ricordi, il Memoriale rappresenta «un luogo di studio, ricerca e confronto» per l’attuale generazione e per quelle future.

All’ingresso si trova la grande scritta “Indifferenza”, che rappresenta il sentimento che ha fatto soffrire gli ebrei più di ogni altra cosa.

Al centro del Memoriale si trovano quattro carri merci dell’epoca, uguali a quelli che si avviarono alla volta dei campi di sterminio.

È stato poi creato il Muro dei Nomi delle 774 persone che vennero deportate nei primi due convogli; i nomi delle persone trasportate nei convogli successivi non si conoscono.

I nomi delle vittime sono di colore bianco, quelle dei sopravvissuti, 27, sono in arancione.

I nomi vengono messi in evidenza a rotazione, cercando di restituire dignità a loro.

Troviamo poi un luogo di riflessione, ricavato in una fossa di traslazione della stazione, luogo appositamente buio con lo scopo di stimolarlo.

È possibile visitare il Memoriale della Shoah e per informazioni su orari ed aperture è consigliato collegarsi al loro sito.

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.” (Primo Levi, “Se questo è un uomo“).

Daniela Angelucci

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