QUOTA 100

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Arriva Quota 100…

Nela legge di Bilancio 2019 varata dal duo Lega-M5S tra i quattro capisaldi (pensione, pace fiscale, flat tax e reddito di cittadinanza) c’è l’inizio della sostituzione della cosiddetta Legge Fornero (Art 24 d.l. 6 dicembre 2011, n. 201) a favore della legge Quota 100.

Ecco il suo funzionamento, a partire dal 2019, in base alle informazioni fin d’ora pervenute:

–>Quota 100 permetterà a chi avrà raggiunto 2 requisiti base: uno anagrafico (servono 62 anni) e uno contributivo (occorre un minimo di 38 anni di contributi), per poter accedere al pensionamento anticipato.
Il requisito contributivo resta fisso anche per quanti abbiano età superiori, così come resta fisso quello anagrafico nel caso uno abbia già maturato più anni contributivi.
Nel primo caso per intenderci chi ha 63,64,65 anni di età andrà rispettivamente in pensione con quota 101 (63+38), quota 102 (64+38) e così via.
Stessa sorte per i lavoratori che si trovano nel secondo caso: chi ha per esempio 39,40,41 anni di contributi andrà rispettivamente in pensione con quota 101 (39+62), quota 102 (40+62) e così via.
I due requisiti sono vincolanti, dunque la quota 100 non è la mera somma tra età anagrafica e contributiva.

–>A 67 anni, si può continuare ad uscire con le attuali regole per la pensione di vecchiaia, dunque avendo almeno 20 anni di contributi versati.

–>La misura prevede quattro finestre di uscita annuali, senza penalizzazioni sull’assegno previdenziale dell’Inps, a cadenza trimestrale.
Interpretando la norma con degli esempi: chi avrà maturato i requisiti entro il 31 marzo riceverà la prima pensione ad aprile. Chi maturerà i requisiti fra il 1 aprile e il 30 giugno incasserà il primo assegno a luglio, e via dicendo.

–>Come espresso in precedenza, la modifica previdenziale avverrà dal 01 Gennaio 2019 con la prima Quota 100 che partirà a febbraio.

–>Fondamentale è anche la presenza della norma che proroga, la cosiddetta (opzione donna) con la quale, le donne accettando un ricalcolo “svantaggioso” contributivo permette loro di andare in pensione a 57/58 anni e 35 anni di contributi.

Iopessimista ritiene l’operazione giusta e adeguata verso tutte le lavoratrici e i lavoratori che dopo una vita di sacrifici possano in qualche maniera godere a pieno del meritato riposo.
Sarà certamente oneroso per lo Stato (si calcolano circa sette miliardi), ma ne vale la pena per il benessere dell’Italia.
Per concludere l’articolo, Iopessimista crede che se il governo “sforbiciasse” pensioni medio/alte dai 3000€ lordi/mensili vi sarebbero molti risparmi e pochi danni.

Massimiliano Diociaiuti.

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